Difendiamo la légèreté

Articolo di Eleonora Cividini

Légèreté è una parola speciale nel mondo dell’equitazione classica. Monsieur Philippe Karl è uno dei grandi maestri che hanno saputo ridare a questo concetto l’antico splendore, facendone un fine e un mezzo per l’addestramento del cavallo, così come uno stile di vita.

Per capire meglio, riporto qui sotto la traduzione di un estratto dal libro L’Équitation de Tradition française di Dom Diogo de Bragance, Belin, da me tradotto tempo addietro per il primo blog del Gruppo Italiano EdL.

La Légèreté

“La vera légèreté permette di non impiegare altro che la forza necessaria all’esecuzione di un movimento richiesto. Essa viene intesa sia come decontrazione della mascella,  sia come indice di mobilità delle anche, anche se in realtà si riferisce maggiormente alla prima delle due accezioni. Per essere più precisi, si può dire che questi due sensi della parola “légèreté” sono piuttosto due modi diversi di esaminare le sue manifestazioni. Se la leggerezza della bocca si trasmette alle vertebre dell’incollatura, della colonna vertebrale ecc., la leggerezza delle anche, questa, si ripercuote fino alla bocca, e provoca la decontrazione del mascellare.

La scuola antica considerava la légèreté come la conseguenza della flessibilità generale del cavallo.

Baucher considerava la leggerezza non solamente come effetto di tale flessibilità, bensì come la sua causa.

In realtà, riferendosi a un cavallo ben costruito, la légèreté risulta dall’equilibrio generale; ma per ottenere la légèreté da un soggetto che presenta dei difetti di conformazione, sarà necessario- questi difetti manifestandosi a livello della bocca- puntare alla decontrazione locale del mascellare inferiore. Non possiamo infatti sperare che la légèreté risulti dall’equilibrio generale poiché questo, pensando alla natura del cavallo, è impossibile.

La légèreté propriamente detta è molto difficile da raggiungere; si incontrano la maggior parte delle volte delle attitudini di maggiore o minore decontrazione, di maggiore o minor appoggio.

Queste attitudini si dividono tra i cavalli “chiacchieroni”, nella falsa leggerezza, e tra i cavalli che eseguono correttamente gli esercizi richiesti rimanendo sempre “muti” e contratti. Ancora una volta, bisogna dire che “ la saggezza sta nel giusto mezzo”. Il generale L’Hotte scrisse: “ Il cavallo che soddisfa la légèreté non deve essere muto né chiacchierone”. Ciò insegna che la légèreté della bocca non deve manifestarsi che quando essa viene richiesta: “ ….occorre che il suo distacco sia morbido, il che può rivelarsi anche solamente in un mormorio, che si produce durante il lavoro, alla prima richiesta della mano per cessare non appena non è più provocato”. (Questions Équestres, 1906, p.36)

Al di là del rispetto che gli è dovuto, questo insegnamento non può essere completamente preso alla lettera per colui che considera la légèreté come mezzo indispensabile all’ottenimento del rassembler dell’equitazione accademica. Quello che in una ripresa viene giudicato secondo il criterio accademico, è che non ci deve essere praticamente interruzione nell’attitudine di légèreté del cavallo. L’écuyer deve abituare l’animale ad uno stato di decontrazione totale, che non è compatibile con l’intervento della mano per alleggerire se c’è una perdita di légèreté, perché, precisamente, essa ha cessato di agire.

Per arrivare a tale perfezione, il cavaliere deve mettere in pratica l’insegnamento baucherista – “farsi comprendere e lasciar fare” –  che conduce alla discesa di mano e di gamba, caratteristiche dell’attitudine più elevata dell’alta scuola, che si traduce nella “libertà su parola” nella quale il cavallo deve riuscire a lavorare.

Per quale motivo la légèreté è considerata la pietra miliare dell’equitazione d’École?

Perché “la légèreté, ovvero la perfetta obbedienza del cavallo alle più leggere indicazioni delle mani e dei talloni del suo cavaliere…trova la sua formula nella messa in gioco, attraverso il cavaliere e l’impiego che ne fa il cavallo, delle sole forze utili al movimento desiderato, ogni altra manifestazione di forza traducendosi in una resistenza, e per tanto, in un’alterazione della légèreté.” (L’Hotte, Questions Équestres, 1906, p.3334)

Questo significa che la perfezione non può essere raggiunta se ci sono dei singhiozzi, una perdita di cadenza o di decontrazione muscolare. Solo la légèreté che dà al cavallo un’attitudine naturale senza sforzo apparente è la prova del suo equilibrio perfetto.

Per tornare alla questione se sia la légèreté o il rassembler che caratterizza principalmente l’alta scuola, possiamo ora concludere che è quest’ultimo ad esserne veramente il simbolo. Quando Baucher disse che la légèreté è sia una causa che un effetto, si riferiva alla leggerezza della mascella. In quanto causa, essa può contribuire all’ottenimento di un buon equilibrio, ovvero il rassembler. In quanto effetto, essa può diventare la conseguenza di quest’ultimo. Ad ogni modo, quando si dice che la légèreté caratterizza l’equitazione d’École, essa rappresenta lo sforzo minimo necessario attraverso cui il cavaliere può ottenere dal suo cavallo l’azione richiesta, ovvero le forze esattamente congruenti a quello che si esige da lui. Perché questo sia possibile, il cavallo deve essere riunito. Ci sono dei cavalli addestrati, dai quali si è preteso un rassembler con appoggio sul morso, che eseguono delle arie correttamente, ma senza légèreté. A loro manca la “frivolezza” che il cavaliere deve comunicare alla sua cavalcatura facendole dare l’impressione che tutto quello che fa è naturale, per quanto complicato ciò possa essere.

Se non consideriamo più nemmeno il rassembler, senza légèreté, come caratteristica dell’equitazione d’École, dovremo allora giudicare come non addestrati i cavalli della Scuola di Vienna e tutti quelli che la maggior parte dei cavalieri tedeschi presentano. Non è quello che pensiamo. Invece consideriamo la légèreté come la qualità che dona al rassembler il suo plus valore, che lo nobilita ed, infine, che gli conferisce il carattere artistico che esso deve avere.”

Il cavaliere moderno che vuole avvicinarsi alla légèreté deve fare affidamento su concetti chiari, semplici e dimostrabili e fare delle letture equestri un utile passatempo. Creerà col suo cavallo una relazione basata sulla fiducia reciproca e sul rispetto, fatta di pochi gesti, semplici ma carichi di significato. Il binomio si rivelerà così un tutt’uno, dove la comprensione, come nelle coppie di lunga durata, si ha al primo sguardo, o alla prima impercettibile vibrazione del polso.

Légèreté è una farfalla colorata dalle ali delicatissime, che vive lo spazio di un giorno. Légèreté è uno stato di grazia che ci viene concesso senza forzature, ha il fascino di un istante di eternità.

Una parola intraducibile, da imparare a pronunciare con rispetto, perché se la leggerezza è sulla bocca di tutti, la légèreté è nelle mani di chi la sa preservare e trasmettere in punta di dita.